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Tu sei qui: Salute e Benessere«Sul Coronavirus troppe incognite. Siamo in ritardo», parla il superconsulente del Ruggi Luigi Greco

Salute e Benessere

Ruggi, Salerno, Coronavirus

«Sul Coronavirus troppe incognite. Siamo in ritardo», parla il superconsulente del Ruggi Luigi Greco

“Il punto cieco di questo nuovo Coronavirus è che rispetto agli altri coronavirus già venuti alla luce e che hanno già prodotto pandemie, non conosciamo il punto intermedio del salto di specie”, ha detto Greco

Scritto da (mariaabate), giovedì 26 marzo 2020 11:04:58

Ultimo aggiornamento giovedì 26 marzo 2020 11:04:58

Di Adriano Rescigno*

 

«Siamo in ritardo, per tutto quello che si poteva e si potrebbe fare». Questo il grido di allarme di Luigi Greco, superconsulente del Ruggi d'Aragona di Salerno, 71enne già primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale salernitano e tra i più stimati infettivologi italiani, richiamato in servizio dalla direzione commissariale vista l'emergenza sanitaria in corso.

«Con la Sars del 2012 ci è andata bene, l'aspettavamo in ospedale. Sul nuovo Coronavirus, invece, sono troppe le incognite ed i punti ciechi. Noi - dice Greco - eventi del genere li conosciamo tramite le influenze, da anni, come sappiamo che soprattutto nei paesi orientali dove il contatto uomo-animale, soprattutto volatili, è stretto. Nel corso di questo secolo si svilupperà una malattia che sarà peggio della "spagnola"».

«Il punto cieco di questo nuovo Coronavirus è che rispetto agli altri coronavirus già venuti alla luce e che hanno già prodotto pandemie, non conosciamo il punto intermedio del salto di specie. Il salto di specie, che poi termina con l'uomo, prevede tre passaggi: da animale x ad animale y e poi uomo. A noi manca l'animale y».

Non solo il salto di specie, l'incognita riguarda anche i territori, infatti spiega Greco: «Noi abbiamo numeri contenuti di contagi, per esempio rispetto alla Cina, ma non si spiega il tasso di mortalità a macchia di leopardo. In Italia il numero di decessi rispetto ai contagi è alto, qualcuno ha detto "colpa di complicanze o dall'anzianità"; in realtà non lo sappiamo, il virus, che riconosce le ‘serrature' - i recettori - delle cellule e le apre con la sua ‘corona', può aver modificato la sua virulenza (capacità di uccidere) entrando dalle vie aeree superiori e scendendo ai polmoni. Ma può essere anche il contrario, che magari ha perso la sua virulenza e presto sparirà e noi non sapremo né il perché né il per come. Le sue particolarità sono inspiegabili».

Così come il virus è inspiegabile però è possibile contenere la sua diffusione, ma: «Dovevamo guardare quanto stava accadendo al Nord, noi avevamo numeri scarsi e dovevamo bloccarli prima. Il virus farà il suo corso e si replicherà perché quello che sa fare, ma siamo sicuri che l'uomo sa quello che deve fare? C'è una paura generale, un fuggi fuggi - continua l'infettivologo - tra chi è responsabile, non c'è lucidità. Gente che scappa a destra e sinistra».

«State a casa e non abbiate vergogna di segnalare, anche i casi sospetti - conclude - bisogna evitare di non attenzionare i territori come è stato fatto al Nord. Noi avevamo pochi casi, ma non è stato fatto nulla in tempo utile se non uno scaricabarile ed una anarchia generale. Anche il rivolgere tutto al 118. Bisogna creare un centro apposito per il Coronavirus al quale rivolgersi per le emergenze. Ci stiamo facendo del male da soli. Siamo in ritardo per quello che si poteva e quello che si potrebbe fare».

*Tratto da "L'Ora di Cronache" del 25 marzo

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