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Tu sei qui: Storia e Storie19 agosto 1943: settantotto anni fa una fortezza volante cadde nel golfo di Salerno

Storia e Storie

Storia, bombardamenti, seconda guerra mondiale, militari

19 agosto 1943: settantotto anni fa una fortezza volante cadde nel golfo di Salerno

All’altezza di Punta Campanella, all’estremità nord del golfo di Salerno, la formazione virò verso est per attraversare la penisola e raggiungere Foggia. Il bombardamento si svolse senza particolari problemi dopo di che la formazione invertì la rotta per ritornare sul mare all’altezza di Punta Licosa

Scritto da (Maria Abate), mercoledì 18 agosto 2021 10:23:24

Ultimo aggiornamento mercoledì 18 agosto 2021 10:23:24

Il 19 agosto del 1943 non fu una bella giornata per gli abitanti della provincia di Salerno. Da mesi erano terrorizzati dai continui allarmi aerei che a volte sfociavano in devastanti bombardamenti. Anche quella mattina furono avvistati stormi di bombardieri statunitensi nel cielo della nostra provincia. Per fortuna l'obiettivo di quel giorno furono le installazioni ferroviarie e la centrale elettrica di Foggia. Gli squadrons del 301° Bomb Group erano composti da 40 quadrimotori B-17, soprannominati "Fortezze Volanti" a motivo del loro poderoso armamento difensivo, e provenivano dalla base di Massicault in Tunisia.

La rotta prevedeva il sorvolo del Mar Tirreno onde evitare di essere intercettati dall'aviazione dell'Asse o di venire investiti dal fuoco della contraerea. All'altezza di Punta Campanella, all'estremità nord del golfo di Salerno, la formazione virò verso est per attraversare la penisola e raggiungere Foggia. Il bombardamento si svolse senza particolari problemi dopo di che la formazione invertì la rotta per ritornare sul mare all'altezza di Punta Licosa, estrema propaggine meridionale del golfo.

Se la contraerea situata lungo la rotta di ritorno seguita dagli aerei non riuscì ad infliggere perdite alla formazione così non accadde per la caccia italo germanica che da pochi giorni era stata rinforzata con squadriglie provenienti dalla Sicilia caduta in mano agli Alleati solo 2 giorni prima. Decine di caccia Messerschmitt Bf 109, Macchi 202 Folgore e altri velivoli levatisi in volo dagli aeroporti campani e pugliesi si avventarono contro i bombardieri americani mentre erano sulla via del ritorno. Due Fortezze Volanti vennero abbattute nel territorio delle province di Avellino e Salerno mentre altre tre caddero nel golfo salernitano.

Uno di questi era il B-17 Serial No. 42-29523 soprannominato dal suo equipaggio "Precious". Importanti informazioni su quanto accadde all'aereo e al suo equipaggio si possono apprendere rileggendo le dichiarazioni dei testimoni oculari presenti sui velivoli superstiti rilasciate una volta rientrati alla base. Alcuni di essi erano amici dell'equipaggio del "Precious", fra di loro vi era Glen E. Morrison che aveva scattato loro delle foto quando erano alla base.

Diverse testimonianze riferiscono che il B-17 sarebbe stato investito da 12-15 bombe aeree ("aerial bombs") rilasciate da un Macchi 202 che per circa un minuto rimase a ridosso del quadrimotore. Come conseguenza di questo attacco il bombardiere venne visto scivolare d'ala e abbandonare la formazione. Quasi contemporaneamente diversi uomini furono visti lanciarsi dall'aereo che cominciava a perdere velocità dirigendosi verso l'acqua. In base alla loro posizione nella squadriglia, i testimoni riferirono di aver visto da 6 a 10 uomini, l'intero equipaggio, lanciarsi col paracadute. Venne anche avvistato un caccia Messerschmitt Bf 109 seguire la discesa degli aviatori in acqua ma senza aprire il fuoco contro di loro. Dopo qualche istante l'aereo cadde in mare a circa 15 miglia al largo di Punta Licosa come venne segnalato dagli operatori radio alla stazione di Malta.

Solo 2 aviatori riuscirono a raggiungere a nuoto la costa salernitana. Degli altri non si ebbe più notizia. Probabilmente persero la vita a causa delle ferite riportate nel combattimento oppure annegarono non riuscendo a liberarsi in tempo dell'imbragatura del paracadute che in acqua poteva diventare una trappola mortale o, ancora, non ebbero la forza per percorrere a nuoto gli oltre 20 km che li separavano dalla spiaggia. I pochi sopravvissuti dei 3 aerei che caddero in mare quel giorno raccontano che dovettero nuotare per decine d'ore prima di raggiungere la riva. Uno di essi, Bud Kingsbury, afferma anche di avere incrociato degli squali. Ma chi erano gli uomini del "Precious"? Moltissime notizie e foto sono state fornite all'associazione Salerno 1943 da Mary E. Cross, parente di uno degli aviatori coinvolti in questa vicenda.

 

Essi sono:

Tenente HERBERT DALE THOMAS, nato il 5 agosto 1918 nella contea di Saunders, Nebraska. Era fidanzato con Althea Fleming, un'insegnante della sua città. Pilotava il B-17 e fu quello che probabilmente si lanciò per ultimo dal velivolo. Diede l'ordine mediante l'interfono di lanciarsi col paracadute benché un incendio sviluppatosi nella stiva delle bombe impedisse di comunicare direttamente con gli uomini che si trovavano nella parte posteriore. Come ultimo tentativo suonò la campana che segnalava l'abbandono dell'aereo

Sottotenente HERBERT J. SCHACHTSCHNEIDER, nato l'8 gennaio 1922 a Edgerton, Wisconsin. Copilota e uno dei 2 sopravvissuti. Si era diplomato alla scuola superiore di Edgerton nel 1940 e aveva frequentato il Milton College. Herbert aveva anche una licenza di pilota privato prima di entrare in servizio. Fu il secondo a lanciarsi dalla botola anteriore dopo aver aiutato un uomo ferito a farlo prima di lui. Raggiunta la riva venne fatto prigioniero e trasferito nello Stalag Luft 3 in Germania. Dal campo di concentramento ebbe modo di informare la famiglia che era ancora in vita e raccontò alcuni aneddoti sulla vita in prigionia che vennero riportati nei giornali locali per tranquillizzare i tanti americani che avevano figli prigionieri dei tedeschi. Tornato a casa sposò Mary Simon dalla quale ebbe 4 figli. E' mancato il 14 Maggio 1989.

Sottotenente JOHN E. EBERLE, nato l'8 maggio 1918 in Pennsylvania. Si arruolò il 27 marzo 1942 quando era al primo anno di università. Era il navigatore del "Precious" e il secondo sopravvissuto. Fu il terzo a lanciarsi. In acqua si rese conto che il suo Mae West, un giubbotto si salvataggio gonfiabile, era pieno di buchi. Ringraziò Dio di essere stato un buon nuotatore da ragazzo. Fatto prigioniero venne in seguito trasferito nello Stalag 7A di Moosburg in Baviera. Liberato a fine guerra si sposò con Ruth Newcomer ed ebbero due figli. Quando la censura militare lo rese possibile scrisse lettere di conforto alle madri degli altri membri dell'equipaggio. John è morto nel 1994.

Sottotenente JACK C. GREENE (JACK GREENBERG), nato il 25 dicembre 1919 a Cleveland, Ohio. Era il più giovane dei 4 figli di una famiglia di religione ebraica. Si arruolò nel gennaio del 1942 per difendere quanti in Europa erano perseguitati a motivo della loro razza. Come facevano tanti altri ebrei sotto le armi modificò il suo cognome per non permettere ai tedeschi di riconoscerlo come ebreo nell'eventualità di una cattura. A tale scopo, molti soldati statunitensi di religione ebraica portavano insieme al piastrino un crocifisso per dissimulare la loro religione. Era il puntatore addetto al rilascio delle bombe. Probabilmente fu il penultimo a lanciarsi.

Sergente STANLEY J. MIKULA, nato nel 1919 a Chicago, Illinois. I suoi genitori erano polacchi emigrati negli USA. Aveva 2 fratelli e 3 sorelle. Si occupava della torretta superiore. Durante gli attacchi dei caccia italiani e tedeschi venne ferito alla testa. Il copilota e il navigatore gli prestarono le prime cure e quando confermò loro che stava bene fu il primo a lanciarsi dall'aereo.

Sergente THOMAS W. WILSON, JR, nato nel 1921 a Granite City, Illinois. Figlio unico di Thomas Wright Wilson e Grace Foust. Entrò in servizio il 21 dicembre 1941, due settimane dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor. In qualità di operatore radio si trovava nella parte dell'aereo separata dall'incendio dalla cabina di pilotaggio.

Sergente ROBERT I. BEASLEY, nato nel 1923 a Oklahoma City, Oklahoma. Aveva 3 sorelle. Anch'egli si arruolò qualche giorno dopo il proditorio gesto nipponico. Robert era fidanzato con una ragazza di nome Virginia, la quale si trovava con la sua famiglia quando hanno ricevette la notizia che era disperso in azione ("MIA"). Robert era il mitragliere della torretta inferiore, la posizione più difficile da abbandonare in caso di emergenza.

Sergente WILLIAM E. BROUSSEAU, nato il 16 novembre 1920 a Providence, Rhode Island. Sua madre Nora era vedova. William presentò domanda di arruolamento il 24 aprile del 1942, qualche giorno dopo suo fratello Paul. Era addetto alla mitragliera destra. Paul fece alcune ricerche quando era in servizio in Italia per cercare notizie di William senza però riuscire a trovare nulla. In seguito Paul si sposò e diede al suo primogenito il nome del fratello morto.

Sergente EPH (EPHRAIM) F. KING, JR., nato nel 1918 a Marfa, Texas. Era single quando entro nell'USAAF il 9 gennaio 1942. Aveva un fratello, Neal Parks, e una sorella, Mary Jack. Il 19 agosto 1943 era il mitragliere di sinistra.

Sergente JOHN J.HOPKINS, nato nel 1922 a Newark, New Jersey. Venne arruolato il 27 ottobre 1941. Quel giorno di trovava in coda all'aereo addetto alla mitragliera binata.

 

I corpi degli 8 aviatori deceduti non vennero mai ritrovati benchè il ministero della Difesa degli Stati Uniti interpellasse le autorità dei comuni costieri salernitani nell'immediato dopoguerra. Essi sono ricordati nel memoriale per i caduti i cui resti non sono stati ritrovati presente nel cimitero statunitense di Anzio-Nettuno.

La vicenda del "Precious" è particolare anche per quello che accadde fra le famiglie dei 10 uomini dell'equipaggio appena dopo essere pervenuta la notizia che i loro cari erano stati dichiarati dispersi in azione. Le madri e le sorelle cominciarono a scriversi l'un l'altra per cercare di raccogliere le poche notizie che trapelavano dagli uffici governativi e per darsi conforto e sostegno. A momenti di grande gioia e speranza quando si apprese che vi erano dei sopravvissuti, seguirono periodi di disperazione e sconforto per false notizie e quando, a distanza di un anno, gli 8 uomini dispersi vennero dichiarati deceduti. La fitta rete epistolare continuò nel dopoguerra quando i 2 superstiti si assunsero il compito di scrivere alle famiglie dei loro commilitoni ed è continuato fino ai nostri giorni con i loro discendenti che si tengono ancora in contatto e che hanno provveduto a far installare un memoriale nelle città degli 8 ragazzi che persero la vita nel mare di Salerno in quella calda estate del 1943.

(Articolo di Matteo Pierro)

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