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Cava de' Tirreni, Salerno, domicilio, pizzerie, bar, ristoranti

Domicilio, ristoratori di Salerno e Cava de’ Tirreni sul piede di guerra: «Presa in giro, non riapriamo»

Ripartono le attività di ristorazione e bar, ma solo per le consegne a domicilio. La decisione del presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, divide e agli occhi della maggior parte degli esercenti appare anzi sconveniente

Scritto da (Maria Abate), giovedì 23 aprile 2020 15:24:40

Ultimo aggiornamento giovedì 23 aprile 2020 15:25:21

Di Adriano Rescigno (Tratto da "L'Ora di Cronache" del 23/04/2020)

Ripartono le attività di ristorazione e bar, ma solo per le consegne a domicilio. La decisione del presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, divide e agli occhi della maggior parte degli esercenti appare anzi sconveniente. Bar aperti dunque dalle 07.00 alle 14.00 potranno lavorare da lunedì 27 al 3 maggio solo tramite l'asporto con prenotazioni online e telefoniche. Stessi tempi e modalità per i ristoranti e pizzerie che saranno aperti dalle 18.00 (dalle 16.00 se si contano i tempi di preparazione) alle 22.00, ma c'è chi pare aver «gettato la spugna» e dice a tutti «arrivederci al 2021», come - ad esempio - il "Freskoni" a Cava de' Tirreni.

«E' una presa in giro questa ordinanza - dice Alfonso Galdi, titolare del Bar Marconi a Cava - io non apro». Galdi dunque non riaprirà la sua saracinesca: «Accendere la macchina per i caffè al mattino comporta una spesa di quasi 500 euro al mese in energia elettrica e con il lavoro solo d'asporto nemmeno quelli si coprono. Chi amministra, si tutela - dice Galdi -, ma ha uniformato la direttiva per tutte le attività che hanno a che fare con cibi e bevande quando andava differenziata. Per noi baristi i costi aumentano solo e nessun aiuto concreto ci è stato dato oltre ai 2000 euro regionali che chissà quando arriveranno ed i 600 euro del Governo. Bisogna far poi i conti con i padroni dei locali di quanti sono in affitto. Io sono stato fortunato ad aver trovato un locatore che ha capito il momento, ma gli altri? Prima o poi dovranno pagare e molti non ce la faranno. Ripartire così è impossibile. Io non riapro».

Passando invece al lato della ristorazione, a non riaprire, è la catena di ristoranti metelliani "Delicious" di Pasquale Falcone che attenderà il 4 maggio. «Il calcolo è semplice - dice Falcone - per una pizza d'asporto ci vuole una catena di 5 persone in attività minimo tra pizzaioli, cucina e al banco, lavorando dalle 18.00 alle 22.00 quante pizze potremmo mai servire? Una ventina, quindi un incasso di 250 euro in media, che non ripagherebbero nemmeno il personale a lavoro, quindi fino al 4 staremo fermi. Ma poi - continua - dalle 18.00 alle 22.00, che gli facciamo fare merenda ai clienti? Hanno arronzato, ci sta poco da commentare».

Con i dipendenti attualmente in cassa integrazione però la catena di ristoranti diventata celebre in tutta la regione non ha intenzione di licenziare nessuno: «E' un momento critico - conclude il titolare e regista - le attività vanno avanti grazie ad uno staff di quasi 100 persone e non abbiamo intenzione di licenziare nessuno, rimarremo aperti anche di lunedì, si lavorerà a rotazione, ma nessuno verrà licenziato».

A meditare su una possibile chiusura anche la pizzeria salernitana "GiàGiù": «E' da valutare - dice il co-titolare Andrea Giannattasio - la riapertura tenendo in conto due fattori fondamentali: affitto e manodopera. Chi nasce come attività d'asporto ripartirà senza problemi ma gli altri come faranno con così poche ore di lavoro al giorno a pagare le spese? Ci vorrebbe almeno una dilatazione degli orari nel week-end con apertura fino alla mezzanotte oppure lavorare, sempre d'asporto, a pranzo».

Con perdite per diverse centinaia di migliaia di euro a salutare amaramente il 2020, dando l'arrivederci al 2021 è il "Freskoni", locale simbolo della movida di Cava de' Tirreni. «Riapriremo in autunno, se ci saranno le condizioni - spiega Marco Rovezzi - oppure direttamente nel 2021. Spero che l'estate porti con sé un vaccino che è la soluzione definitiva al problema». Rovezzi dunque non riaprirà il locale che oltre a far ballare e divertire fornisce anche servizio di ristorazione: «Per l'asporto ci vuole una organizzazione che non abbiamo - dice Rovezzi - non ne vale la pena e i costi sono elevati. Se lo Stato troverà qualche forma di agevolazione, un aiuto concreto, allora sarà possibile ipotizzare l'apertura anche per il prossimo autunno, per ottobre, rispettando tutti i precetti in termini di pubblica salute, come l'ultima nostra serata del 7 marzo, dove sono entrate solo 40 persone. Con gli aiuti giusti potremmo dare risposte serie anche ai nostri 18 dipendenti, altrimenti, nella speranza che si trovi un vaccino, riapriremo nel 2021».

Saracinesca che rimane abbassata anche in piazza Portanova, per "Pizza a portafoglio". «Ho letto l'ordinanza, che ci impone determinati requisiti particolarmente stringenti, effettuando delle disinfezioni all'interno del locale sia all'inizio dell'attività che periodicamente. Inoltre, dovremo provvedere all'acquisto di guanti, mascherine, camici monovelo e copriscarpe per coloro che operano all'interno del locale. Una volta che un'attività è stata chiusa per due mesi, per ragioni risapute, dopo che nessun ente ci ha dato una mano reale per fronteggiare le spese periodiche che paghiamo mensilmente, ci richiedono un'altra serie di costi da sostenere - ha dichiarato il titolare Alberto Basso - esclusivamente per poter riaprire con la consegna a domicilio. Non abbiamo poi ricevuto un calendario che ci consente di comprendere quando si possa aggiungere il servizio da asporto e la riapertura regolare. Inoltre, la consegna è prevista per orari particolarmente diversi da quelli ai quali eravamo abituati. Quante consegne realmente potrò fare dalle 19 alle 22? Credo sia inutile provvedere a questa riapertura senza sapere come si possa riattivare l'attività in futuro. Ci sono una serie di cose che non quadrano. Per il momento ho scelto quindi di non attivare la consegna perché questo tipo di calendario non ha senso. Fin quando non avrò un calendario ben definito che possa consentirmi di comprendere quale sarà il futuro - a livello operativo - della mia attività, credo sia inutile, dopo che comunque abbiamo fatto tanti sacrifici, riaprire a queste condizioni».

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